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13/08 - arrivo a Johannesburg
Atterriamo a Johannesburg all'alba, dopo un lungo volo notturno da
Francoforte. In aeroporto ci accoglie Carlo, che ci ha preceduto di
un paio di giorni per avviare le pratiche di sdoganamento delle moto,
ed il simpatico Mr. Brian della Gateway Guest House, dove soggiorneremo
per due notti.
L'arrivo in prima mattina ci consente di sfruttare appieno la giornata,
facilitati anche dalla assenza di fuso orario (neanche 1 ora di differenza).
Ci dirigiamo subito alla Europcar dove ritiriamo le due Nissan pick-up
4X4 a noleggio. Sono entrambe con motore a benzina (il diesel è
poco diffuso, destinato solo agli autocarri), e una delle due è
addirittura un 3.300 V6 con cambio automatico; sospetto che la spesa
del carburante sarà superiore al previsto (timore che sarà
confermato) anche se il prezzo medio della benzina nei tre paesi e'
di circa 0,40€/L.
Prese le macchine, dall'aeroporto ci dirigiamo subito presso il magazzino
doganale dove ci aspettano le nostre moto, giunte in aereo da Roma
5 giorni prima. Le moto ed i bagagli ci sono tutti, ma alcune di loro
sono danneggiate dal trasporto; piccoli danni (graffi, alcune targhe
piegate, un serbatoio ammaccato) che ritengo dovuti alla approssimativa
opera di stivaggio svoltasi a Roma (purtroppo non siamo potuti essere
presenti durante queste operazioni, cosa sempre da evitare).
Il bravissimo Carlo aveva già provveduto a gonfiare le gomme,
ed è sufficiente ricollegare le batterie e mettere qualche
litro di benzina nei serbatoi; la TT600 di Gianni non ne vuole sapere
di avviarsi, la trasporteremo in carrello all'albergo dove constateremo
un banale ingolfamento.
Muoviamo i primi passi in terra d'Africa con una certa apprensione
e abbastanza impacciati: il traffico di "Jo'burg" è
intenso e la guida è a sinistra come in Inghilterra. Fortunatamente
la Gateway Guesthouse è strategicamente collocata in periferia
vicino all'aeroporto e dotata di un ampio giardino e parcheggio dove
facciamo gli ultimi controlli e preparativi su moto e auto; poi andiamo
in un grande magazzino ad acquistare i viveri, le taniche per la benzina,
e quant'altro ci occorrerà durante le tappe nelle regioni disabitate
del nord Namibia e del Botswana.
Come previsto, dato che siamo riusciti a sbrigare tutte le formalità
entro la giornata, siamo in grado di anticipare la partenza di un
giorno, e da domani iniziamo la nostra avventura, destinazione Kuruman!
14/08 - Kuruman
Ci alziamo di buon'ora per la nostra prima tappa. Abbiamo modo di
accorgerci che in Africa Australe è inverno, nonostante la
latitudine tropicale, vedendo le selle delle moto coperte da uno strato
di brina! Il termometro indica infatti -3°C alle 7 del mattino;
fortunatamente la elevata escursione termica ci porterà a viaggiare
sempre in condizioni ottimali (tra i 10°C e i 35°C) durante
il giorno.
Riusciamo con qualche difficoltà a caricare tutti i bagagli
sulle auto, ma per tutto il viaggio sentiremo la mancanza di mezzi
più adatti allo scopo: le nostre vetture sono prive di portapacchi
(la 3.3V6 ne ha uno "estetico", che si piega dopo pochi
giorni sotto il peso di una sola ruota di scorta, e dove potremo caricare
solo cose molto leggere), basse da terra e prive di rinforzi e protezioni
della meccanica. Avremo modo di vedere che in SudAfrica è possibile
noleggiare invece mezzi attrezzati di tutto punto per l'utilizzo in
fuoristrada.
Dopo una abbondante colazione ci mettiamo finalmente in marcia! L'aria
è frizzante e ci incolonniamo lungo la circonvallazione di
Johannesburg, stando ben attenti a non perdersi nel dedalo di svincoli
e deviazioni (la città è una delle più pericolose
al mondo). Dopo circa 80 Km, usciamo finalmente dalla area metropolitana,
ed iniziano a svelarsi ai nostri occhi gli sconfinati spazi africani:
la strada scorre dritta e regolare per centinaia di Km attraversando
una campagna arida interrotta da rari centri abitati o da fattorie
ed allevamenti. Arriviamo a Kuruman nel pomeriggio, e troviamo alloggio
nell'unico Hotel della città; l'atmosfera è da paese
del Far West.
15/08 - Augrabies Falls National Park
La mattina perdiamo un'ora intera solo per cambiare la valuta; sperimentiamo
sulla nostra pelle quanto le procedure di cambio siano lunghe e burocratiche,
ed inoltre nelle banche non esistono degli sportelli riservati al
"change" e non tutte le banche sono autorizzate a cambiare
valuta! Una situazione paradossale in un paese non certo estraneo
al turismo come il Sud Africa (e che vedremo ulteriormente peggiorare
in Namibia).
Poi riprendiamo il nostro cammino: la strada solca paesaggi sempre
più desertici, ed il nastro asfaltato sembra una gigantesca
retta che divide in due il mondo, metà a destra e metà
a sinistra. Siamo entrati nel Karoo Superiore, che ricorda le distese
pietrose dell'altopiano libico. Attraversiamo una piccola città,
Olifantshoek; poco dopo sulla destra vediamo giungere da nord una
piccola strada sterrata che si snoda tra le colline rocciose: sarà
da questa strada che tra quasi un mese torneremo dal Botswana, reduci
da migliaia di Km percorsi e numerose avventure.
Breve sosta ad Upington, fiorente cittadina agricola sulle rive del
fiume Orange, lungo il quale si snodano le coltivazioni rese possibili
dall'acqua del fiume, soprattutto vitigni destinati alla produzione
di ottimo vino. Superate anche Kakamas e Keimones, lasciamo la statale
per dirigersi a nord verso un piccolo parco naturale molto suggestivo.
L'Orange si getta, infatti, in un crepaccio dando origine alle Augrabies
Falls. Intorno a queste cascate cresce una vegetazione con le tipiche
piante del deserto, come i quiver-tree dai rami a stella, e migliaia
di uccelli multicolore volano tra i rami. Arriviamo verso le 16 e
all'interno del parco troviamo degli ottimi bungalows (che avevo prenotato
dall'Italia) dove passeremo la notte; passiamo il resto del pomeriggio
fino al tramonto a fare fotografie alle cascate e alla natura circostante:
una prima dimostrazione della bellezza dei paesaggi africani. Il morale
del gruppo e' alto, la sera al ristorante del parco consumiamo una
cena luculiana a base di carne alla griglia: sarà la prima
di una lunga serie, in un viaggio dove non ci siamo certo risparmiati
dal punto di vista gastronomico.
16/08 - Fish River Canyon
Partiamo di buon'ora alla volta della frontiera con la Namibia. Il
momento è emozionante anche perché dovremo finalmente
iniziare ad affrontare strade non asfaltate. Poco dopo la partenza
perdiamo circa 40 minuti in una deviazione dal giusto percorso. Infatti,
la strada sterrata che porta ad Onseepkans non solo non è segnalata,
ma porta anzi l'indicazione "southern farms" come fosse
una strada ad uso privato; seguendo invece la strada che piega a nord
ci infiliamo nella stretta valle dell'Orange piena di coltivazioni
e contadini di colore che ci salutano calorosamente. E' un luogo molto
pittoresco, ma dobbiamo fare dietrofront per circa 30km. Iniziamo
così a viaggiare su sterrato, cosa che continueremo a fare,
con piccole interruzioni, per tutta la Namibia, da sud a nord fino
Ruacana, al confine con l'Angola.
Arriviamo al minuscolo posto di frontiera, dove gli ufficiali ci accolgono
con stupore: i turisti in questa zona non passano spesso, e tanto
meno un gruppo di 9 moto e 2 auto!
Le formalità doganali (e fortunatamente sarà così
lungo tutto il percorso) sono piacevolmente rapide ed in un'oretta
siamo in Namibia, compresa la sosta per fare benzina ed un rapido
spuntino. La pista in terra battuta prosegue spedita in un paesaggio
lunare, ancora più arido di quanto visto finora.
Le piste nel sud namibiano sono in ottime condizioni, larghe e ben
livellate. Lo scarso traffico, del resto, evita la formazione di solchi
e tole-onduleè (arriviamo fino ad Ai-Ais senza incontrare una
sola vettura...). Un ottimo approccio per quei motociclisti che hanno
poca o nessuna esperienza di fuoristrada. La difficoltà è
semmai rappresentata dalla buona velocità raggiungibile (mantengo
alla testa del gruppo gli 80-110km/h), per la quale occorre polso
fermo ed attenzione alla strada in caso di ostacoli imprevisti.
Verso le 16.30 giungiamo al bivio per Ai-Ais; siamo un po' in ritardo
e decidiamo di proseguire per il nord verso Hobas, per arrivare al
tramonto nel punto piu' spettacolare del Canyon, dove ci troviamo
infatti mezz'ora più tardi. Il canyon scavato dal fiume Fish
è uno dei più grandi d'Africa e del mondo e ricorda
quelli nord-americani.
Accanto a noi scorrono paesaggi di terra prima rossa poi ocra, in
un’alternanza di sfumature amplificate dall’azzurro del
cielo e da tutto questo vuoto. Sembrano scenari da deserto americano
ed infatti quando ci troviamo davanti al Fish River Canyon un dubbio
mi assale: siamo in Namibia o in Arizona? Effettivamente questa voragine
scavata nei secoli dal fiume Fish e che precipita in una gola ampia
e profonda fino a perdersi lontano nell’orizzonte nulla ha da
invidiare ai celeberrimi canyons del Nord America. Anche qui le ultime
luci del tramonto ci stupiscono con notevoli “effetti speciali”:
la vista su questo canyon che si sfuma lentamente negli ultimi raggi
del sole è uno spettacolo che lascia senza parole.
Ormai al crepuscolo, arriviamo alla simpatica Canyon-Roadhouse, 15
km a nord di Hobas, dove piantiamo per la prima volta le nostre tende
nello spartano camp-site, ma dove troviamo discreti servizi igienici
e un buon ristorante.
17/08 - Duwisib Castle
Proseguiamo la traversata della Namibia meridionale, la meno popolata
di un paese che di per se conta meno di 2 milioni di abitanti su di
una superficie pari a quella della Francia. I paesi indicati sulla
carta si rivelano in realtà semplici incroci con un paio di
case, a volte disabitate. E' questo il caso di Seeheim e Goageb. Troviamo
a fatica una "rivendita" di benzina, impiegando molto tempo
a fare rifornimento, serviti da uno stoico e lentissimo benzinaio,
che per ognuno di noi attraversa il piazzale con passo rilassato,
per andare a prendere il resto alla cassa: sono i ritmi di vita in
Africa.
Ad Heleringhausen prendiamo la strada secondaria che piega ad ovest,
attraversando bellissime riserve naturali private. Sono protette da
cancelli che interrompono la strada, e che il viaggiatore deve provvedere
a richiudere al suo passaggio; le recinzioni che finora ci hanno accompagnato
(anche con un certo fastidio), e che sono un tratto distintivo delle
strade in Africa Australe, ora scompaiono; questo significa che gli
animali sono liberi di spostarsi ed attraversare il nostro percorso....con
una certa emozione gli occhi scrutano la vegetazione ai lati, preparandosi
a possibili avvistamenti di qualche erbivoro come le famose gazzelle
"Sprinbok"... ma per oggi si intravede solo qualche asino
e un cavallo selvatico, erede probabilmente di quelli portati fin
qua dai coloni tedeschi nel primo '900. Le valli si susseguono sempre
più belle e variopinte, fino a sbucare dopo un piccolo passo
alla stupenda valle di Sinclair, un paradiso di erba giallo-ocra e
grandi alberi contorti, contornata da montagne violacee e con un cielo
azzurro cobalto. Il panorama che si gode, osservando le scie di polvere
delle moto che attraversano la savana, è irriproducibile, anche
in fotografia.
Ci fermiamo a fare uno spuntino sotto una grande acacia spinosa, costellata
di piccoli nidi a forma di sacchetto, sono appesi ai rami come tanti
frutti di paglia. Riprendiamo il cammino, la tappa volge quasi al
termine. Dopo un altro rifornimento, gli ultimi 30 km sono una sorpresa:
una pista sinuosa in sabbia rosso fuoco, sufficientemente compatta
e poco tracciata dalle auto. Sembra di correre su di un campo da tennis,
una situazione esaltante per chi di noi ama la guida in fuoristrada,
ed il gruppo in testa si lancia a perdifiato alla conquista del Duwisib
Castle, che si profila a noi come un miraggio: in mezzo alla vegetazione
della savana sorge un perfetto castello bavarese in pietra! A prima
vista ricorda un fortino della Legione Straniera, con una torre centrale
e mura merlate. Al suo interno, una volta varcato il portone, si precipita
come per un sortilegio magico, in un'atmosfera lontana migliaia di
chilometri da dove ci troviamo. Armature e spade, letti a baldacchino,
stufe in maiolica: è questo il sogno irrazionale di un barone
tedesco, che volle costruire questa dimora improbabile nel 1903. Ora
è stata trasformata in museo, mentre alle sue spalle una fattoria
offre piccole camere ai turisti, dove noi passeremo la notte. Un cielo
attraversato da una Via Lattea splendente, e solcato da tante stelle
cadenti, chiude per noi una bellissima giornata, mentre spengiamo
le lampade a petrolio che illuminano un mondo ancora senza corrente
elettrica.
18/08 - Sesriem / Sossusvlei
Ripercorriamo a ritroso la pista fino all'incrocio, dove svoltando
a destra ci si dirige verso nord-ovest, avvicinandosi sempre più
alla fascia costiera ricoperta dalle grandi dune del deserto del Namib.
Queste sabbie, iniziano ad insinuarsi nelle valli che percorriamo;
alla nostra sinistra, incuneandosi tra le colline rocciose marrone
scuro, appaiono bassi banchi dalle mille sfumature rosa, arancio e
rosso, mentre lontane all'orizzonte vediamo alte dune svettare contro
il cielo azzurro. Entriamo nella zona della riserva del Namib-Rand;
inaspettatamente, tra cespugli che sembravano disabitati, un branco
di gazzelle si lancia al galoppo, sfuggendo a quegli strani cavalli
rumorosi che sono le nostre moto. Non si fa a tempo a meravigliarsi
di questo avvistamento, che poco oltre un intero branco di bellissime
zebre di montagna (più piccole, dalle eleganti sfumature beige)
attraversa la strada poche decine di metri davanti alla prima moto!
Poco oltre e' la volta di una coppia di eleganti struzzi, che con
la loro agile corsa raggiungono velocità considerevoli. L'emozione
che si prova ad essere così vicini a questi animali, e senza
la barriera dell'abitacolo dell'automobile, è un misto di paura
ed euforia indescrivibile. Ci ricolleghiamo con la strada che proviene
da Maltahohe, dove il traffico di auto e turisti aumenta visibilmente
(finora si percorrevano decine di Km in perfetta solitudine). La breve
tappa volge al termine nella valle di Sesriem, dove troviamo accoglienza
nel noto campeggio gestito dal NWR, l'ente che gestisce i parchi nazionali.
Questa è la zona più conosciuta e turistica della Namibia,
e dobbiamo accontentarci di un'area a ridosso del gruppo elettrogeno,
che ci tormenterà per tutta la notte. E' da poco passato mezzogiorno,
consumiamo un veloce spuntino e, dopo aver piantato le nostre tende,
varchiamo il vicino cancello d'ingresso al Parco di Soussvlei, diretti
verso le famosissime dune rosse, ritratte in migliaia di fotografie.
In quest'area risiedono infatti alcune tra le dune più alte
del mondo, ed inoltre esse presentano la rara colorazione rosso-ocra
che le rende straordinariamente belle da vedere. La valle, purtroppo,
e' percorsa da una strada asfaltata (e malridotta, con pericolose
buche) che, pur consentendo a tutti mezzi di addentrarsi nel deserto,
ne deturpa irrimediabilmente la visione. Ciononostante, via via che
ci inoltriamo nel deserto, lo spettacolo del mare di dune che si dispiega
davanti a noi lascia senza fiato. Piccoli alberi neri e contorti aggiungo
un ulteriore motivo di contrasto ad un paesaggio quasi ultraterreno.
In pochi km ci fermiamo molte volte a fare fotografie; proseguiamo
fino a raggiungere la famosa Duna 45 (dal numero di miglia distanti
dall'inizio del parco), la più alta e maestosa tra quelle avvistate
nel Namib. Svetta con i suoi 400m contro il cielo, la cima sempre
battuta dal vento che ne soffia la sabbia in un vortice rosa. Purtroppo
i numerosi turisti ne deturpano un poco l'aspetto; numerosi (tra i
quali anche alcuni di noi) si lanciano in arrampicata alla conquista
della vetta.
Proseguendo oltre, si arriva ad un piazzale dove finalmente l'asfalto
termina. Da questo punto mancano ancora solo 5 Km al Sossusvlei, che
è un piccolo lago asciutto, una conca di sale mista a sabbia
e cespugli, contornata da una corona di dune che ne fanno un luogo
molto affascinante. Un cartello indica "4x4 only" e vi sono
molte jeep gestite dal NWR che trasportano quei turisti che arrivano
fin qua con normali automobili. L'andirivieni di queste auto (e delle
4x4 a noleggio) lascia presagire le condizioni della "pista"
in sabbia che copre questo ultimo tratto; ci basta infatti superare
la prima curva per avere sotto i nostri occhi uno scenario da incubo
per qualsiasi motociclista: una carreggiata solcata da decine di solchi
profondi, come e peggio di quanto resta dopo il passaggio di tutti
i partecipanti ad una Parigi-Dakar! Quasi tutti si insabbiano o si
accasciano nella sabbia profonda e morbida (anche Carlo e Stefano
sulle loro Nissan faticano non poco) ; dopo pochi metri quasi tutti
rinunciano all'impresa. Rimaniamo infine in quattro: Gianni, Fabrizio,
il bravissimo Andrea insieme a Cecilia (!) ed il sottoscritto. Questo
breve tragitto viene coperto in una buona mezz'oretta, siamo costretti
(anche se sarebbe vietato) a tagliare la pista avventurandoci in mezzo
ai cespugli, ai cumuli di sale e alle piccole acacie, in un terreno
molto accidentato e cedevole, ma almeno "percorribile".
Bisogna ammetterlo: ci troviamo in mezzo a luoghi bellissimi, ma che
differenza con le solitudini sconfinate del Sahara! Raggiunto il punto
dove la pista termina (oltre si estende un mare di dune fino all'oceano),
ci abbracciamo e complimentiamo, scattiamo qualche foto ricordo, e
torniamo indietro affrontando altrettante fatiche (io resto anche
insabbiato). Riunito il gruppo rientriamo verso il campeggio, che
raggiungiamo a notte ormai fatta. Stasera "sperimentiamo"
per la prima volta la cottura della pasta mediante il fuoco del falò,
nonostante l'incredulità di alcuni di noi.
19/08 - Walvis Bay
La mattina ci alziamo alle prime luci dell'alba, ma il cielo è
nuvoloso; nubi provenienti dall'oceano sospinte dal vento nell'entroterra.
Così, mancando il sole che prontamente innalza la temperatura,
iniziamo la tappa piuttosto intirizziti, dato che per il moemnto non
si superano i 12-15'C. Attraversiamo ancora valli molto belle per
vegetazione e fauna, fino a quando raggiungiamo un provvidenziale
punto di ristoro. All'incrocio con la C14 che porta verso la costa,
spersa nella savana e lontana da tutte le maggiori città, sorge
una specie di stazione di posta, denominata con l'azzeccato nome di
"Solitaire". La caratteristica più straordinaria
di questo posto, dove e' anche possibile fare benzina e campeggiare,
è la produzione di una prelibata torta di mele, forse la più
buona mai mangiata da tutti noi! Il profumo della torta si diffonde
nell'aria frizzante, e nessuno riesce a fare a meno di una doppia
porzione di questa delizia, accompagnata da una tazza di caffè
bollente. Così ben ristorati, riprendiamo la marcia, e ci dirigiamo
verso la spettacolare zona dei passi Gaub e Kusieb, attraversando
una impervia zona di montagna che ci separa dalla bassa pianura costiera.
E’ un’Africa strana questa. Un Africa che si discosta
dall’idea che normalmente si ha di questo continente; sicuramente,
secoli di colonizzazioni europee e l’aumento del turismo hanno
snaturato questi popoli che oramai si stanno perfettamente adeguando
ad uno stile di vita simile al nostro, con i pochi pro ed i tanti
contro che normalmente comportano cambiamenti così profondi.
Certo, anche il paesaggio non aiuta a creare l’atmosfera africana:
queste lunghe piste diritte con ai lati immense distese deserte dove
lontano si scorgono montagne di scaglie color cioccolato, ci ricordano
più facilmente vecchi films western con cornice di diligenze,pellirosse
e cercatori d’oro a caccia di pepite. Poi arrivi a Solitarie
e il gioco è fatto.Sembra uno di quei posti dove polverosi
cow-boy legano i cavalli alla staccionata,entrano nel saloon strascicando
gli stivali e ordinano una tazza di caffè. Beh….sostituendo
i cavalli con le motociclette…la polvere c’è,gli
stivali anche e pure il caffè accompagnato peraltro da una
squisita torta di mele da far impallidire perfino la mitica Nonna
Papera e le sue celebri torte. Una sosta assolutamente imperdibile.
In pochi chilometri si alternano paesaggi mutevoli e surreali; da
un grande altopiano erboso che ricorda la steppa andina e mongola
passiamo in strette gole rocciose che rimandano alla catena dell'Alto
Atlante in Marocco, per poi scivolare in immense valli di terra rossa.
Superati i due passi, dove la guida richiede una certa attenzione
ai tornanti e alle ripide salite e discese fiancheggiate da pericolosi
strapiombi, scendiamo rapidamente di quota, fino a scivolare in un
grande plateau di candida sabbia bianca, dove i miraggi si susseguono
ad insolite formazioni rocciose scolpite dal vento in forme surreali.
La guida prosegue in linea retta per molti km; si fa fatica a mettere
a fuoco la pista lungo l'orizzonte abbagliante, e a tratti si scorgono
in lontananza le sagome di struzzi in fuga. E' questa la grande pianura
che precede la costa e Walvis Bay; lungo questa pista, lunga e monotona,
si sono da poco verificati i drammatici incidenti che hanno causato
la morte di alcuni turisti italiani.
Il cielo è un po’imbronciato ma le nuvole basse sull’orizzonte
tessono con i raggi del sole una trama di luci ed ombre che si riflette
al suolo come in un ricamo, trasformando questi paesaggi in magnifici
quadri. E’ tutto così velocemente cangiante, che ogni
singolo momento meriterebbe di essere immortalato con un clik, un’altalena
di immagini, sfumature, colori che ognuno di noi fisserà dentro
di sé indelebilmente.
In prossimità del mare si innalzano intorno a noi imponenti
dune, tra le quali la turistica "Duna 7" (appunto a 7 miglia
dalla città), che sono però di sabbia chiara e si stagliano
in un cielo dominato dalla caligine causata dalla sabbia sollevata
dal forte vento che batte la zona incessantemente.
Arriviamo di buon'ora a Walvis Bay, dove il titolare del Courtyard
Hotel ci accoglie amichevolmente. E' abbastanza presto, ma occorre
del tempo per fare il solito cambio "burocratico", e per
ripulirsi dopo 2 giorni nel Namib. Sono ormai le 16.00 e scartiamo
quindi l'idea di incamminarci verso Sandwich Harbour lungo la pista
che attraversa le dune a sud della città; solo alcuni di noi
con le due auto decidono di dare un'occhiata, ma torneranno indietro
dopo pochi Km avendo trovato la solita pista devastata dal traffico
turistico. Il resto del giorno scorre in relax, con foto ai numerosi
fenicotteri che popolano la laguna subito a sud della città,
e concludendosi con una bella cena a base di pesce nel bellissimo
ristorante "The Raft", che sorge su palafitte in mezzo alla
laguna
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Andrea Cristani - capogruppo MOTOAFRIKA

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