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MOTOAFRIKA ( 5.390 km )

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PAGINA 1 di 4 del Diario di Viaggio

Testo di Andrea Cristani e brani dal diario di viaggio di Alessandra Bubulin - È vietata la riproduzione totale o parziale senza il consenso dell'autore.

 

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13/08 - arrivo a Johannesburg
Atterriamo a Johannesburg all'alba, dopo un lungo volo notturno da Francoforte. In aeroporto ci accoglie Carlo, che ci ha preceduto di un paio di giorni per avviare le pratiche di sdoganamento delle moto, ed il simpatico Mr. Brian della Gateway Guest House, dove soggiorneremo per due notti.
L'arrivo in prima mattina ci consente di sfruttare appieno la giornata, facilitati anche dalla assenza di fuso orario (neanche 1 ora di differenza). Ci dirigiamo subito alla Europcar dove ritiriamo le due Nissan pick-up 4X4 a noleggio. Sono entrambe con motore a benzina (il diesel è poco diffuso, destinato solo agli autocarri), e una delle due è addirittura un 3.300 V6 con cambio automatico; sospetto che la spesa del carburante sarà superiore al previsto (timore che sarà confermato) anche se il prezzo medio della benzina nei tre paesi e' di circa 0,40€/L.
Prese le macchine, dall'aeroporto ci dirigiamo subito presso il magazzino doganale dove ci aspettano le nostre moto, giunte in aereo da Roma 5 giorni prima. Le moto ed i bagagli ci sono tutti, ma alcune di loro sono danneggiate dal trasporto; piccoli danni (graffi, alcune targhe piegate, un serbatoio ammaccato) che ritengo dovuti alla approssimativa opera di stivaggio svoltasi a Roma (purtroppo non siamo potuti essere presenti durante queste operazioni, cosa sempre da evitare).
Il bravissimo Carlo aveva già provveduto a gonfiare le gomme, ed è sufficiente ricollegare le batterie e mettere qualche litro di benzina nei serbatoi; la TT600 di Gianni non ne vuole sapere di avviarsi, la trasporteremo in carrello all'albergo dove constateremo un banale ingolfamento.
Muoviamo i primi passi in terra d'Africa con una certa apprensione e abbastanza impacciati: il traffico di "Jo'burg" è intenso e la guida è a sinistra come in Inghilterra. Fortunatamente la Gateway Guesthouse è strategicamente collocata in periferia vicino all'aeroporto e dotata di un ampio giardino e parcheggio dove facciamo gli ultimi controlli e preparativi su moto e auto; poi andiamo in un grande magazzino ad acquistare i viveri, le taniche per la benzina, e quant'altro ci occorrerà durante le tappe nelle regioni disabitate del nord Namibia e del Botswana.
Come previsto, dato che siamo riusciti a sbrigare tutte le formalità entro la giornata, siamo in grado di anticipare la partenza di un giorno, e da domani iniziamo la nostra avventura, destinazione Kuruman!

14/08 - Kuruman
Ci alziamo di buon'ora per la nostra prima tappa. Abbiamo modo di accorgerci che in Africa Australe è inverno, nonostante la latitudine tropicale, vedendo le selle delle moto coperte da uno strato di brina! Il termometro indica infatti -3°C alle 7 del mattino; fortunatamente la elevata escursione termica ci porterà a viaggiare sempre in condizioni ottimali (tra i 10°C e i 35°C) durante il giorno.
Riusciamo con qualche difficoltà a caricare tutti i bagagli sulle auto, ma per tutto il viaggio sentiremo la mancanza di mezzi più adatti allo scopo: le nostre vetture sono prive di portapacchi (la 3.3V6 ne ha uno "estetico", che si piega dopo pochi giorni sotto il peso di una sola ruota di scorta, e dove potremo caricare solo cose molto leggere), basse da terra e prive di rinforzi e protezioni della meccanica. Avremo modo di vedere che in SudAfrica è possibile noleggiare invece mezzi attrezzati di tutto punto per l'utilizzo in fuoristrada.
Dopo una abbondante colazione ci mettiamo finalmente in marcia! L'aria è frizzante e ci incolonniamo lungo la circonvallazione di Johannesburg, stando ben attenti a non perdersi nel dedalo di svincoli e deviazioni (la città è una delle più pericolose al mondo). Dopo circa 80 Km, usciamo finalmente dalla area metropolitana, ed iniziano a svelarsi ai nostri occhi gli sconfinati spazi africani: la strada scorre dritta e regolare per centinaia di Km attraversando una campagna arida interrotta da rari centri abitati o da fattorie ed allevamenti. Arriviamo a Kuruman nel pomeriggio, e troviamo alloggio nell'unico Hotel della città; l'atmosfera è da paese del Far West.

15/08 - Augrabies Falls National Park
La mattina perdiamo un'ora intera solo per cambiare la valuta; sperimentiamo sulla nostra pelle quanto le procedure di cambio siano lunghe e burocratiche, ed inoltre nelle banche non esistono degli sportelli riservati al "change" e non tutte le banche sono autorizzate a cambiare valuta! Una situazione paradossale in un paese non certo estraneo al turismo come il Sud Africa (e che vedremo ulteriormente peggiorare in Namibia).
Poi riprendiamo il nostro cammino: la strada solca paesaggi sempre più desertici, ed il nastro asfaltato sembra una gigantesca retta che divide in due il mondo, metà a destra e metà a sinistra. Siamo entrati nel Karoo Superiore, che ricorda le distese pietrose dell'altopiano libico. Attraversiamo una piccola città, Olifantshoek; poco dopo sulla destra vediamo giungere da nord una piccola strada sterrata che si snoda tra le colline rocciose: sarà da questa strada che tra quasi un mese torneremo dal Botswana, reduci da migliaia di Km percorsi e numerose avventure.
Breve sosta ad Upington, fiorente cittadina agricola sulle rive del fiume Orange, lungo il quale si snodano le coltivazioni rese possibili dall'acqua del fiume, soprattutto vitigni destinati alla produzione di ottimo vino. Superate anche Kakamas e Keimones, lasciamo la statale per dirigersi a nord verso un piccolo parco naturale molto suggestivo. L'Orange si getta, infatti, in un crepaccio dando origine alle Augrabies Falls. Intorno a queste cascate cresce una vegetazione con le tipiche piante del deserto, come i quiver-tree dai rami a stella, e migliaia di uccelli multicolore volano tra i rami. Arriviamo verso le 16 e all'interno del parco troviamo degli ottimi bungalows (che avevo prenotato dall'Italia) dove passeremo la notte; passiamo il resto del pomeriggio fino al tramonto a fare fotografie alle cascate e alla natura circostante: una prima dimostrazione della bellezza dei paesaggi africani. Il morale del gruppo e' alto, la sera al ristorante del parco consumiamo una cena luculiana a base di carne alla griglia: sarà la prima di una lunga serie, in un viaggio dove non ci siamo certo risparmiati dal punto di vista gastronomico.

16/08 - Fish River Canyon
Partiamo di buon'ora alla volta della frontiera con la Namibia. Il momento è emozionante anche perché dovremo finalmente iniziare ad affrontare strade non asfaltate. Poco dopo la partenza perdiamo circa 40 minuti in una deviazione dal giusto percorso. Infatti, la strada sterrata che porta ad Onseepkans non solo non è segnalata, ma porta anzi l'indicazione "southern farms" come fosse una strada ad uso privato; seguendo invece la strada che piega a nord ci infiliamo nella stretta valle dell'Orange piena di coltivazioni e contadini di colore che ci salutano calorosamente. E' un luogo molto pittoresco, ma dobbiamo fare dietrofront per circa 30km. Iniziamo così a viaggiare su sterrato, cosa che continueremo a fare, con piccole interruzioni, per tutta la Namibia, da sud a nord fino Ruacana, al confine con l'Angola.
Arriviamo al minuscolo posto di frontiera, dove gli ufficiali ci accolgono con stupore: i turisti in questa zona non passano spesso, e tanto meno un gruppo di 9 moto e 2 auto!
Le formalità doganali (e fortunatamente sarà così lungo tutto il percorso) sono piacevolmente rapide ed in un'oretta siamo in Namibia, compresa la sosta per fare benzina ed un rapido spuntino. La pista in terra battuta prosegue spedita in un paesaggio lunare, ancora più arido di quanto visto finora.
Le piste nel sud namibiano sono in ottime condizioni, larghe e ben livellate. Lo scarso traffico, del resto, evita la formazione di solchi e tole-onduleè (arriviamo fino ad Ai-Ais senza incontrare una sola vettura...). Un ottimo approccio per quei motociclisti che hanno poca o nessuna esperienza di fuoristrada. La difficoltà è semmai rappresentata dalla buona velocità raggiungibile (mantengo alla testa del gruppo gli 80-110km/h), per la quale occorre polso fermo ed attenzione alla strada in caso di ostacoli imprevisti.
Verso le 16.30 giungiamo al bivio per Ai-Ais; siamo un po' in ritardo e decidiamo di proseguire per il nord verso Hobas, per arrivare al tramonto nel punto piu' spettacolare del Canyon, dove ci troviamo infatti mezz'ora più tardi. Il canyon scavato dal fiume Fish è uno dei più grandi d'Africa e del mondo e ricorda quelli nord-americani.

Accanto a noi scorrono paesaggi di terra prima rossa poi ocra, in un’alternanza di sfumature amplificate dall’azzurro del cielo e da tutto questo vuoto. Sembrano scenari da deserto americano ed infatti quando ci troviamo davanti al Fish River Canyon un dubbio mi assale: siamo in Namibia o in Arizona? Effettivamente questa voragine scavata nei secoli dal fiume Fish e che precipita in una gola ampia e profonda fino a perdersi lontano nell’orizzonte nulla ha da invidiare ai celeberrimi canyons del Nord America. Anche qui le ultime luci del tramonto ci stupiscono con notevoli “effetti speciali”: la vista su questo canyon che si sfuma lentamente negli ultimi raggi del sole è uno spettacolo che lascia senza parole.

Ormai al crepuscolo, arriviamo alla simpatica Canyon-Roadhouse, 15 km a nord di Hobas, dove piantiamo per la prima volta le nostre tende nello spartano camp-site, ma dove troviamo discreti servizi igienici e un buon ristorante.

17/08 - Duwisib Castle
Proseguiamo la traversata della Namibia meridionale, la meno popolata di un paese che di per se conta meno di 2 milioni di abitanti su di una superficie pari a quella della Francia. I paesi indicati sulla carta si rivelano in realtà semplici incroci con un paio di case, a volte disabitate. E' questo il caso di Seeheim e Goageb. Troviamo a fatica una "rivendita" di benzina, impiegando molto tempo a fare rifornimento, serviti da uno stoico e lentissimo benzinaio, che per ognuno di noi attraversa il piazzale con passo rilassato, per andare a prendere il resto alla cassa: sono i ritmi di vita in Africa.
Ad Heleringhausen prendiamo la strada secondaria che piega ad ovest, attraversando bellissime riserve naturali private. Sono protette da cancelli che interrompono la strada, e che il viaggiatore deve provvedere a richiudere al suo passaggio; le recinzioni che finora ci hanno accompagnato (anche con un certo fastidio), e che sono un tratto distintivo delle strade in Africa Australe, ora scompaiono; questo significa che gli animali sono liberi di spostarsi ed attraversare il nostro percorso....con una certa emozione gli occhi scrutano la vegetazione ai lati, preparandosi a possibili avvistamenti di qualche erbivoro come le famose gazzelle "Sprinbok"... ma per oggi si intravede solo qualche asino e un cavallo selvatico, erede probabilmente di quelli portati fin qua dai coloni tedeschi nel primo '900. Le valli si susseguono sempre più belle e variopinte, fino a sbucare dopo un piccolo passo alla stupenda valle di Sinclair, un paradiso di erba giallo-ocra e grandi alberi contorti, contornata da montagne violacee e con un cielo azzurro cobalto. Il panorama che si gode, osservando le scie di polvere delle moto che attraversano la savana, è irriproducibile, anche in fotografia.
Ci fermiamo a fare uno spuntino sotto una grande acacia spinosa, costellata di piccoli nidi a forma di sacchetto, sono appesi ai rami come tanti frutti di paglia. Riprendiamo il cammino, la tappa volge quasi al termine. Dopo un altro rifornimento, gli ultimi 30 km sono una sorpresa: una pista sinuosa in sabbia rosso fuoco, sufficientemente compatta e poco tracciata dalle auto. Sembra di correre su di un campo da tennis, una situazione esaltante per chi di noi ama la guida in fuoristrada, ed il gruppo in testa si lancia a perdifiato alla conquista del Duwisib Castle, che si profila a noi come un miraggio: in mezzo alla vegetazione della savana sorge un perfetto castello bavarese in pietra! A prima vista ricorda un fortino della Legione Straniera, con una torre centrale e mura merlate. Al suo interno, una volta varcato il portone, si precipita come per un sortilegio magico, in un'atmosfera lontana migliaia di chilometri da dove ci troviamo. Armature e spade, letti a baldacchino, stufe in maiolica: è questo il sogno irrazionale di un barone tedesco, che volle costruire questa dimora improbabile nel 1903. Ora è stata trasformata in museo, mentre alle sue spalle una fattoria offre piccole camere ai turisti, dove noi passeremo la notte. Un cielo attraversato da una Via Lattea splendente, e solcato da tante stelle cadenti, chiude per noi una bellissima giornata, mentre spengiamo le lampade a petrolio che illuminano un mondo ancora senza corrente elettrica.

18/08 - Sesriem / Sossusvlei
Ripercorriamo a ritroso la pista fino all'incrocio, dove svoltando a destra ci si dirige verso nord-ovest, avvicinandosi sempre più alla fascia costiera ricoperta dalle grandi dune del deserto del Namib. Queste sabbie, iniziano ad insinuarsi nelle valli che percorriamo; alla nostra sinistra, incuneandosi tra le colline rocciose marrone scuro, appaiono bassi banchi dalle mille sfumature rosa, arancio e rosso, mentre lontane all'orizzonte vediamo alte dune svettare contro il cielo azzurro. Entriamo nella zona della riserva del Namib-Rand; inaspettatamente, tra cespugli che sembravano disabitati, un branco di gazzelle si lancia al galoppo, sfuggendo a quegli strani cavalli rumorosi che sono le nostre moto. Non si fa a tempo a meravigliarsi di questo avvistamento, che poco oltre un intero branco di bellissime zebre di montagna (più piccole, dalle eleganti sfumature beige) attraversa la strada poche decine di metri davanti alla prima moto! Poco oltre e' la volta di una coppia di eleganti struzzi, che con la loro agile corsa raggiungono velocità considerevoli. L'emozione che si prova ad essere così vicini a questi animali, e senza la barriera dell'abitacolo dell'automobile, è un misto di paura ed euforia indescrivibile. Ci ricolleghiamo con la strada che proviene da Maltahohe, dove il traffico di auto e turisti aumenta visibilmente (finora si percorrevano decine di Km in perfetta solitudine). La breve tappa volge al termine nella valle di Sesriem, dove troviamo accoglienza nel noto campeggio gestito dal NWR, l'ente che gestisce i parchi nazionali. Questa è la zona più conosciuta e turistica della Namibia, e dobbiamo accontentarci di un'area a ridosso del gruppo elettrogeno, che ci tormenterà per tutta la notte. E' da poco passato mezzogiorno, consumiamo un veloce spuntino e, dopo aver piantato le nostre tende, varchiamo il vicino cancello d'ingresso al Parco di Soussvlei, diretti verso le famosissime dune rosse, ritratte in migliaia di fotografie. In quest'area risiedono infatti alcune tra le dune più alte del mondo, ed inoltre esse presentano la rara colorazione rosso-ocra che le rende straordinariamente belle da vedere. La valle, purtroppo, e' percorsa da una strada asfaltata (e malridotta, con pericolose buche) che, pur consentendo a tutti mezzi di addentrarsi nel deserto, ne deturpa irrimediabilmente la visione. Ciononostante, via via che ci inoltriamo nel deserto, lo spettacolo del mare di dune che si dispiega davanti a noi lascia senza fiato. Piccoli alberi neri e contorti aggiungo un ulteriore motivo di contrasto ad un paesaggio quasi ultraterreno. In pochi km ci fermiamo molte volte a fare fotografie; proseguiamo fino a raggiungere la famosa Duna 45 (dal numero di miglia distanti dall'inizio del parco), la più alta e maestosa tra quelle avvistate nel Namib. Svetta con i suoi 400m contro il cielo, la cima sempre battuta dal vento che ne soffia la sabbia in un vortice rosa. Purtroppo i numerosi turisti ne deturpano un poco l'aspetto; numerosi (tra i quali anche alcuni di noi) si lanciano in arrampicata alla conquista della vetta.
Proseguendo oltre, si arriva ad un piazzale dove finalmente l'asfalto termina. Da questo punto mancano ancora solo 5 Km al Sossusvlei, che è un piccolo lago asciutto, una conca di sale mista a sabbia e cespugli, contornata da una corona di dune che ne fanno un luogo molto affascinante. Un cartello indica "4x4 only" e vi sono molte jeep gestite dal NWR che trasportano quei turisti che arrivano fin qua con normali automobili. L'andirivieni di queste auto (e delle 4x4 a noleggio) lascia presagire le condizioni della "pista" in sabbia che copre questo ultimo tratto; ci basta infatti superare la prima curva per avere sotto i nostri occhi uno scenario da incubo per qualsiasi motociclista: una carreggiata solcata da decine di solchi profondi, come e peggio di quanto resta dopo il passaggio di tutti i partecipanti ad una Parigi-Dakar! Quasi tutti si insabbiano o si accasciano nella sabbia profonda e morbida (anche Carlo e Stefano sulle loro Nissan faticano non poco) ; dopo pochi metri quasi tutti rinunciano all'impresa. Rimaniamo infine in quattro: Gianni, Fabrizio, il bravissimo Andrea insieme a Cecilia (!) ed il sottoscritto. Questo breve tragitto viene coperto in una buona mezz'oretta, siamo costretti (anche se sarebbe vietato) a tagliare la pista avventurandoci in mezzo ai cespugli, ai cumuli di sale e alle piccole acacie, in un terreno molto accidentato e cedevole, ma almeno "percorribile". Bisogna ammetterlo: ci troviamo in mezzo a luoghi bellissimi, ma che differenza con le solitudini sconfinate del Sahara! Raggiunto il punto dove la pista termina (oltre si estende un mare di dune fino all'oceano), ci abbracciamo e complimentiamo, scattiamo qualche foto ricordo, e torniamo indietro affrontando altrettante fatiche (io resto anche insabbiato). Riunito il gruppo rientriamo verso il campeggio, che raggiungiamo a notte ormai fatta. Stasera "sperimentiamo" per la prima volta la cottura della pasta mediante il fuoco del falò, nonostante l'incredulità di alcuni di noi.

19/08 - Walvis Bay
La mattina ci alziamo alle prime luci dell'alba, ma il cielo è nuvoloso; nubi provenienti dall'oceano sospinte dal vento nell'entroterra. Così, mancando il sole che prontamente innalza la temperatura, iniziamo la tappa piuttosto intirizziti, dato che per il moemnto non si superano i 12-15'C. Attraversiamo ancora valli molto belle per vegetazione e fauna, fino a quando raggiungiamo un provvidenziale punto di ristoro. All'incrocio con la C14 che porta verso la costa, spersa nella savana e lontana da tutte le maggiori città, sorge una specie di stazione di posta, denominata con l'azzeccato nome di "Solitaire". La caratteristica più straordinaria di questo posto, dove e' anche possibile fare benzina e campeggiare, è la produzione di una prelibata torta di mele, forse la più buona mai mangiata da tutti noi! Il profumo della torta si diffonde nell'aria frizzante, e nessuno riesce a fare a meno di una doppia porzione di questa delizia, accompagnata da una tazza di caffè bollente. Così ben ristorati, riprendiamo la marcia, e ci dirigiamo verso la spettacolare zona dei passi Gaub e Kusieb, attraversando una impervia zona di montagna che ci separa dalla bassa pianura costiera.

E’ un’Africa strana questa. Un Africa che si discosta dall’idea che normalmente si ha di questo continente; sicuramente, secoli di colonizzazioni europee e l’aumento del turismo hanno snaturato questi popoli che oramai si stanno perfettamente adeguando ad uno stile di vita simile al nostro, con i pochi pro ed i tanti contro che normalmente comportano cambiamenti così profondi. Certo, anche il paesaggio non aiuta a creare l’atmosfera africana: queste lunghe piste diritte con ai lati immense distese deserte dove lontano si scorgono montagne di scaglie color cioccolato, ci ricordano più facilmente vecchi films western con cornice di diligenze,pellirosse e cercatori d’oro a caccia di pepite. Poi arrivi a Solitarie e il gioco è fatto.Sembra uno di quei posti dove polverosi cow-boy legano i cavalli alla staccionata,entrano nel saloon strascicando gli stivali e ordinano una tazza di caffè. Beh….sostituendo i cavalli con le motociclette…la polvere c’è,gli stivali anche e pure il caffè accompagnato peraltro da una squisita torta di mele da far impallidire perfino la mitica Nonna Papera e le sue celebri torte. Una sosta assolutamente imperdibile.


In pochi chilometri si alternano paesaggi mutevoli e surreali; da un grande altopiano erboso che ricorda la steppa andina e mongola passiamo in strette gole rocciose che rimandano alla catena dell'Alto Atlante in Marocco, per poi scivolare in immense valli di terra rossa. Superati i due passi, dove la guida richiede una certa attenzione ai tornanti e alle ripide salite e discese fiancheggiate da pericolosi strapiombi, scendiamo rapidamente di quota, fino a scivolare in un grande plateau di candida sabbia bianca, dove i miraggi si susseguono ad insolite formazioni rocciose scolpite dal vento in forme surreali. La guida prosegue in linea retta per molti km; si fa fatica a mettere a fuoco la pista lungo l'orizzonte abbagliante, e a tratti si scorgono in lontananza le sagome di struzzi in fuga. E' questa la grande pianura che precede la costa e Walvis Bay; lungo questa pista, lunga e monotona, si sono da poco verificati i drammatici incidenti che hanno causato la morte di alcuni turisti italiani.

Il cielo è un po’imbronciato ma le nuvole basse sull’orizzonte tessono con i raggi del sole una trama di luci ed ombre che si riflette al suolo come in un ricamo, trasformando questi paesaggi in magnifici quadri. E’ tutto così velocemente cangiante, che ogni singolo momento meriterebbe di essere immortalato con un clik, un’altalena di immagini, sfumature, colori che ognuno di noi fisserà dentro di sé indelebilmente.


In prossimità del mare si innalzano intorno a noi imponenti dune, tra le quali la turistica "Duna 7" (appunto a 7 miglia dalla città), che sono però di sabbia chiara e si stagliano in un cielo dominato dalla caligine causata dalla sabbia sollevata dal forte vento che batte la zona incessantemente.
Arriviamo di buon'ora a Walvis Bay, dove il titolare del Courtyard Hotel ci accoglie amichevolmente. E' abbastanza presto, ma occorre del tempo per fare il solito cambio "burocratico", e per ripulirsi dopo 2 giorni nel Namib. Sono ormai le 16.00 e scartiamo quindi l'idea di incamminarci verso Sandwich Harbour lungo la pista che attraversa le dune a sud della città; solo alcuni di noi con le due auto decidono di dare un'occhiata, ma torneranno indietro dopo pochi Km avendo trovato la solita pista devastata dal traffico turistico. Il resto del giorno scorre in relax, con foto ai numerosi fenicotteri che popolano la laguna subito a sud della città, e concludendosi con una bella cena a base di pesce nel bellissimo ristorante "The Raft", che sorge su palafitte in mezzo alla laguna

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Andrea Cristani - capogruppo MOTOAFRIKA

 

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